SEL. Appunti per un wiki partito

Il congresso nazionale di Sel a Firenze si è chiuso lasciando sostanzialmente aperto il dibattito sulla cosiddetta “forma partito”, con possibilità di modifica della bozza di Statuto nei prossimi mesi. Premesso che la discussione non è certo fra quelle che appassionano di più le famiglie italiane, ciò nonostante visto che se ne dovrà parlare tanto vale fare qualche riflessione. Leggi l’articolo completo

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Forme della politica, sostanza del cambiamento. 3 Proposte

Non è affatto scontato che l’uscita dal Berlusconismo, di cui oramai si devono temere i colpi di coda, più che  i futuri passi in avanti, avvenga verso una società migliore. Non è vero che quel sistema si discioglierà, e la ragione principale di questo è che oggi questa è la società italiana, con tante eccezioni e punti di eccellenza.. Ma questo Paese è anche di tutti gli altri che invece in questi anni hanno costruito alternativa, magari hanno semplicemente provato, o addirittura hanno rinunciato prima ancora di provarci.

Questa è l’Italia con cui SeL e Nichi Vendola vorrei fossero capaci di parlare, di costruire Politica, di rimettere insieme. Leggi l’articolo completo

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30 anni possono bastare

30 anni di rivoluzione conservatrice italiana da chiudere. Ma anche 30 anni di età, chi più chi meno, di chi scrive un documento per fare delle proposte alla sinistra italiana non in quanto “giovane” ma in quanto persona che pensa delle cose e ha deciso di impegnarsi in politica perchè è in ballo la sua vita. Considerando la candidatura di Nichi Vendola un buon punto di partenza ma dicendo anche che non basta: servono parole nuove; un’idea di come organizzare la tua parte di società in un partito; un progetto di “riforme che cambiano la vita” e sulle quali costruire la mobilitazione e il futuro programma.

E’ arrivato il tempo di chiudere il trentennio conservatore italiano. Negli ultimi 30 anni, prima più timidamente sotto i governi di pentapartito e poi con più decisione nell’era Berlusconi, è stata portata avanti la versione nostrana del reaganismo: delegittimazione, saccheggio e svuotamento dello Stato; riduzione delle tasse per i più ricchi attraverso i condoni e gli “scudi”; concentrazione dei poteri nell’esecutivo. Accanto a questo programma politico se ne è realizzato uno culturale, a partire dalla creazione della prima stazione TV di Berlusconi nel 1978: delegittimazione del sistema formativo, mercificazione del corpo femminile, diffusione della paura per i diversi.

30 anni di “rivoluzione conservatrice” all’italiana possono bastare. E i 30 anni di età di molti di quelli che firmano questo documento sono abbastanza per poter dire la propria sul futuro di questo Paese e della sinistra. Chiediamo di parlare non perché “giovani” ma proprio in quanto adulti. Non chiediamo posti di potere ma ci impegniamo in politica perché le politiche sbagliate di questo trentennio stanno rendendo impossibili i nostri attuali lavori e, in molti casi, anche la nostra permanenza in questo Paese.
Questo governo sta mettendo in atto una vera offensiva anti-intellettuale: colpisce, a volte per risparmiare poche decine di milioni di euro, tutti i settori che producono cultura, sapere, informazione. L’Italia evolve, neanche troppo lentamente, verso un regime semi-autoritario con un’informazione generalista sotto il controllo del Capo, un sindacato indebolito e diviso ad arte, una legge elettorale peggiore di quella che portò al potere il fascismo, una magistratura che viene ridotta all’impotenza.

Tutto questo non è inevitabile. Siamo oggi ad una sfida cruciale, il cui esito non è affatto già scritto. Chi firma questo documento pensa che la candidatura di Nichi Vendola alle primarie del centrosinistra sia un primo punto di partenza per cambiare lo stato di cose esistente e che tuttavia da sola non possa bastare. Alcuni di noi hanno deciso di iscriversi a Sinistra Ecologia e Libertà e di farlo sulla base di ciò che è scritto in questo documento. Altri, pur condividendo questi contenuti, hanno deciso di scegliere strade e luoghi diversi.

Noi pensiamo che si debba cominciare da tre elementi: nuove parole per descrivere la realtà; un’idea di come organizzare una parte di società in un partito; alcune riforme che cambino la vita delle persone.
Accettare le parole dell’avversario significa accettare la sua descrizione della realtà e la sua scala di priorità. Dobbiamo partire quindi dal dare un significato diverso a parole come sicurezza, riforme, innovazione, libertà, merito. L’Italia è uno dei paesi più diseguali e ingiusti del mondo ricco e questa è una delle cause principali della crisi attuale. La parola “merito”, così abusata e così poco attuata, oggi è vuota senza la parola “uguaglianza”. L’Italia di oggi ha bisogno di riconoscere le capacità di tutte/i e di permettere, come dice la sua costituzione, “il pieno sviluppo della persona umana”.
Dobbiamo poi introdurre nuove parole (o reintrodurne di antiche) come: persone; vita; mutualismo; lavoro; comunità e socialità; differenza; poteri e diritti; giustizia sociale; conoscenza; beni comuni. Crediamo che il compito della sinistra possa essere ridefinito da una nuova e più ricca idea di uguaglianza che combini la distribuzione equa delle risorse “qui ed ora”, con il principio della giustizia intergenerazionale.

C’è poi una parola che bisogna ricominciare ad usare nel suo significato originario: è la parola partito, nel senso di forma di organizzazione collettiva per la partecipazione dei cittadini alla politica. Non abbiamo nostalgia dei vecchi partiti di massa ma pensiamo che una politica senza partiti sia una politica più notabilare e meno democratica. Serve un partito che sia una forma di organizzazione della coalizione sociale del centrosinistra, non un recinto per un ceto politico. Occorre una struttura orizzontale in cui il centro, anche attraverso internet, fornisca strumenti, materiali, simboli, conoscenza, saperi organizzativi. Un partito è tale anche se si riunisce in dei luoghi fisici precisi che svolgano varie funzioni: essere centri di socialità e di incontro per le comunità; luoghi di produzione e diffusione di conoscenza; occasioni per condividere una nuova narrazione, soprattutto grazie agli strumenti messi a disposizione dalla cultura, dalla creatività e dall’arte; luoghi dove si pratichi il mutualismo come attuazione concreta di quel principio di cooperazione che deve essere alla base della nuova sinistra. Infine, i luoghi di questo partito devono essere a disposizione di associazioni, movimenti, gruppi di acquisto solidale, comitati. Molte di queste cose vengono già fatte dalle sezioni di partito, altre avvengono in sedi associative, centri sociali, librerie, comitati di quartiere. E’ tempo di trasformare queste esperienze in una politica, è tempo che queste pratiche abbiano i loro rappresentanti eletti nei luoghi dove si fanno le leggi.

Una delle cose peggiori avvenute in questo trentennio è il cambiamento del significato della parola “riforme”, confinata all’ambito istituzionale oppure sinonimo di sacrifici da imporre sempre alla parte più debole del Paese. Per chiudere il trentennio conservatore italiano bisogna partire dalle “riforme che cambiano la vita” come fu per l’istituzione della scuola media unica, l’abolizione dei limiti di ingresso all’università o la riforma del diritto di famiglia. Noi ne abbiamo individuate alcune prioritarie.
1. In Brasile il presidente Lula si è posto l’obiettivo della “fame zero”. Allo stesso modo il nuovo Presidente del consiglio italiano dovrà porsi quello della “precarietà zero” agendo su diversi fronti: la legislazione sul lavoro, il welfare, la dimensione delle imprese, il lavoro che in qualsiasi maniera dipende dalla mano pubblica. Bisogna affermare il principio che a mansione stabile nel tempo deve corrispondere un contratto stabile. Allo stesso tempo ci sono lavori che però sono e saranno sempre intermittenti per i quali è inevitabile pensare ad una protezione attiva e promozionale delle professionalità anche fuori dal lavoro. Bisogna rimettere al centro dell’agenda il tema della libertà nel lavoro: garantire l’autonomia dei singoli, promuovere la formazione, dare una garanzia universale di reddito a chi perde il lavoro o si licenzia per cercarne uno migliore, difendere il diritto dei lavoratori ad organizzarsi collettivamente proteggendo lo strumento del contratto collettivo nazionale di lavoro. Questa è la nostra idea di sicurezza: dalla povertà, dall’instabilità, dallo sfruttamento.
2. Serve un nuovo modello di sviluppo basato sulla conoscenza e la ricerca, la produzione culturale, la tutela e la valorizzazione dei beni comuni, la riqualificazione urbana, l’assistenza e la cura delle persone, la filiera corta, l’agricoltura biologica, lo slow food, le energie rinnovabili. Uscire dalla crisi producendo cose diverse e più utili, non costringendo le persone ad indebitarsi per comprare oggetti inutili o anche solo per sopravvivere. Un’economia basata sulla creatività, il benessere umano, la qualità invece che una basata sul saccheggio e la distruzione di risorse umane e naturali. Lo “sviluppo” non è un concetto neutro da affidare ai tecnocrati, dipende da scelte politiche: per esempio quello di ricostruire le nostre città, invece di continuare a cementificare il territorio. Anche questo è il significato che vorremmo attribuire alla parola “innovazione”.

3. L’Italia di oggi ha molta solidarietà ma poca giustizia. E senza giustizia sociale non si può uscire dalla crisi attuale. La giustizia sociale dipende dal mercato del lavoro ma anche dal fisco: bisogna combattere l’evasione e i paradisi fiscali, spostare soldi sui settori che possono costruire un nuovo modello di sviluppo. E poi tassare proporzionalmente le rendite e i patrimoni, perchè questo crea le condizioni di sviluppo di un welfare più giusto. Chiudere il trentennio significa ribadire che le tasse sono soldi che producono servizi e diritti, da garantire universalmente a tutti i cittadini. Il nuovo Presidente del Consiglio dovrà avere il coraggio, per esempio, di chiedere i soldi a chi oggi ha uno yacht per investirli in tutela del territorio e treni per i pendolari.

4. Non si esce dalla crisi finché non si risolve il problema della disuguaglianza non solo sociale ma anche di genere o basata sull’orientamento sessuale. Serve una politica di liberazione, che parta da un’idea non mercantile dei diritti e riconosca che non sono un bene scarso: più persone ne godono e meglio è per tutti. Le donne italiane non possono essere l’anello debole della società, su cui scaricare, per inefficienze o inadempienze, il peso dell’organizzazione sociale. Il welfare deve essere pensato per permettere alle donne e agli uomini di coniugare i tempi di cura, i tempi per sé e i tempi di lavoro; occorre una rete di servizi e di assistenza per la cura degli anziani e dei bambini; serve il riconoscimento delle capacità delle donne nei luoghi di lavoro, la vera uguaglianza nelle retribuzioni, la possibilità di gestire più liberamente il proprio tempo. L’emancipazione passa dalle politiche, dai comportamenti pubblici e dalla cultura di massa: bisogna mettere fine alla mercificazione del corpo delle donne, esibito come oggetto decorativo e consumato come spettacolo d’intrattenimento. Si può mettere fine ad un mondo dove “l’avere il proprio corpo” prevale sull’essere il proprio corpo, che viene così, alienato e umiliato.

L’Italia si deve emancipare dalla cultura machista e patriarcale: i gay, le lesbiche, i trans gender sono il 10% della popolazione e non possono più essere considerati cittadine/i di serie B. Assicurare ai nuclei familiari conviventi, al di là dell’orientamento sessuale o religioso, una forma giuridica significa garantire loro diritti e doveri all’interno della società, sanando una situazione di discriminazione.
5. Le mafie e l’illegalità non sono un fenomeno esterno al sistema economico e politico italiano, ne sono il normale metodo di funzionamento. Oggi in Italia c’è una disuguaglianza anche nell’accesso all’illegalità: chi ha la posizione giusta può conservarla e aumentarla trasgredendo la legge e sfuggendo al sistema repressivo che diventa invece implacabile con i più deboli e i diversi. Bisogna abolire le leggi ad personam e ad aziendam, colpire l’economia mafiosa (e quella “legale” ad essa contigua) e sostenere quella che non china la testa, fornire più forze e mezzi alla magistratura, avere meno detenuti e proteggerne la salute e la vita.

La parola libertà deve tornare ad associarsi alla parola sinistra. Libertà dalla paura, dalla povertà, dall’ingiustizia, dalla violenza, dalle mafie. Non è scritto nel destino che si debba uscire dall’attuale crisi economica con un mondo ancora più ingiusto e crudele. Non è scritto nella storia italiana che questo sia un Paese di cui Berlusconi sia il massimo rappresentante. Nella storia italiana non c’è solo il fascismo o la degenerazione della prima repubblica, ci sono anche Beccaria, le società di mutuo soccorso, uno dei movimenti operai più forti dell’occidente, il movimento delle donne e quello per la riforma agraria. L’Italia di oggi è anche quella del movimento antimafia, delle botteghe del commercio equo, delle associazioni di volontariato, di quelle degli studenti e delle organizzazioni non governative che promuovono in giro per il mondo la sola pace possibile, quella senza soldati e guerre. E’ l’Italia di giornalisti, magistrati, insegnanti, operai, imprenditori che continuano a fare il proprio lavoro e a rispettare la legge nonostante tutto e a volte senza guadagnarci nulla, anzi spesso perdendoci la vita. E’ anche narrando questo Paese che pensiamo di costruirne uno nuovo.

Questo Paese è anche nostro. Non gli chiediamo di essere un altro Paese, gli chiediamo di essere il meglio di quello che è stato nel passato e di quello che è oggi. A chi ci dice di andarcene chiediamo di fare le valigie, insieme alla brutta politica di questi anni.

Per adesioni: 30annipossonobastare@gmail.com

Promosso da:
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